sabato 19 gennaio 2013
L'epico scontro tra nuovi e vecchi dei.
lunedì 5 novembre 2012
In almeno due recenti pellicole, Io e te di B. Bertolucci e Un sapore di ruggine e ossa di Jacques Audiard, il trauma e il dolore sono la via che porta alla conoscenza. È sempre stato cosi. Per conoscere la vittoria o la conquista dei propri ideali, è necessaria la sofferenza. Ma nella società odierna c'è la convinzione di dovere fuggire ed evitare la sofferenza. Ma la fuga finisce con il confinare l'esistenza degli individui in un isolamento che produce incomunicabilità e impedisce di vivere. Induce al nichilismo, specie tra i ragazzi. Il trauma è terapeutico per liberarsi dalla prostrazione e dall'isolamento che inibisce il sorriso. La fuga dal dolore, dal trauma e dalla sofferenza inchiodano ad un'esistenza senza confronto cancellando l'evoluzione. Perché devo soffrire? È la domanda che ci si pone, dal momento che le nostre condizioni, economiche e sociali me l'hanno consentito? Scopriamo adesso, con la crisi, che non solo dalla sofferenza e dal dolore si può sfuggire, ma li subiamo. Inevitabilmente possiamo solo scegliere tra il non soffrire, darci una vita piatta e subire la crisi e sperare, e semmai questo è il problema perché non possiamo sceglierlo, di trovarsi a vivere un trauma capace di spezzare la catena dell'isolamento e della prostrazione. Non è un ragionamento masochista ma una possibilità di reazione e di riscoperta della vita.
domenica 13 febbraio 2011
Se non ora quando
Ho partecipato alla manifestazione indetta dalle donne dal titolo, "Se non ora quando". Se un merito avrà questa manifestazione nella storia, sarà quello di essere stata il punto di inizio del crollo del berlusconismo, del quale Ruby è solo stata il detonatore. La crisi è già in atto da tempo. La crisi di un modello che per quindici anni ci ha propinato una ricetta semplice. Con i soldi si può fare tutto. Contenere i difetti del corpo e il trascorrere dell'età, migliorare le prestazioni del proprio fisico, comprare le donne più belle, comprare il potere, determinare la volontà degli uomini, stabilire i principi etici e morali, insomma, non dico nulla di nuovo scrivendo tutto questo. Per quindici anni gli italiani, la stragrande maggioranza degli italiani, non faccio distinzioni tra destra e sinistra, e i poteri forti di questo paese hanno accettato questo modello di società. Da oggi non più. Non perché Berlusconi è un premier che organizza, presumibilmente, festini con minorenni, ma perchè quel modello del liberismo a oltranza, delle veline, della prestazione, del disarmo del welfare, dello show bussines, del monopolio privato, della finanza che domina l'economia, non riesce più a sostenere i bisogni e tutelare gli interessi della stessa stragrande maggioranza degli italiani che per quindici anni lo hanno sostenuto. A Palermo, in pieno centro, è un susseguirsi di vendesi di appartementi lussuosi e di affittasi di magazzini che per anni hanno ospitato fiorenti attività commerciali.
In sinstesi, il potere d'acquisto della famigerata classe media è stato falciato, cosicché "Louis Vuitton" espande il suo negozio, mentre "Torregrossa" chiude e si moltiplicano i franchising delle aziende del nord e le catene commerciali extraeuropee. Confesso che guardare Ruby e soffermarmi sul fatto che abbia la stessa età di mia figlia mi ha fatto un certo effetto ed è ipocrita continuare a difendere, da parte di certuni, il machismo di Berlusconi e peggio se, in cuor loro, riuscissero perfino a giustificare il fatto di vedere la loro figlia tra le lenzuola di qualche potente pur di saperla "sistemata". Tuttavia, anche quest'atteggiamento non è nuovo all'italiano medio. E' nuovo il fatto che non riesca più a garantire benessere ai suoi figli, meno che mai prodigandosi per raccomandare la figlia quindicenne affinché sia assunta come velina in qualche programma tv o che il figlio maschio diventi calciatore, ora che il precariato si è esteso anche ai quarantenni. Nessuno sta fornendo una risposta politica convincente a tutto questo e i primi che riusciranno ad interpretare il malessere vinceranno le elezioni e governeranno il nuovo decennio che si apre. Per il momento le donne sono riuscite a suonare la sveglia e, si spera, a rendere consapevole la maggioranza degli italiani.
mercoledì 2 febbraio 2011
Incontri con l'autore ed altri

martedì 19 gennaio 2010
Crisi Italtel
Ieri sera a Carini, l’intero consiglio comunale ha cercato di misurarsi con la crisi Fiat e Italtel. Alla seduta sono stati invitati tutti i 90 parlamentari regionali, quelli nazionali del collegio e il governo regionale. All’appello hanno risposto solo il Presidente, e il suo Vice, della Commissione Attività produttive on.li Salvino Caputo e Pino Apprendi, i quali hanno invitato, aspramente, il governatore Lombardo a farsi promotore di una riunione del Consiglio dei Ministri per chiedere al governo nazionale di intervenire. L’amministratore delegato della Fiat, Marchionne, ha più volte dichiarato che Termini Imprese chiuderà, per l’assenza di infrastrutture in Sicilia che, evidentemente, nemmeno il Ponte di Messina è in grado di colmare. La soluzione per tenere in vita Sicilifiat non sarà semplice trovarla, se mai si può trovare. L’Italtel, invece, è un caso più semplice ed emblematico. I principali committenti sono Telecom e Cisco i quali hanno annunciato il taglio delle commesse sulle quali era stato modulato il piano industriale dello scorso anno, di conseguenza la proprietà ha deciso che dovrà al più presto predisporre il taglio di 400 posti di lavoro. Gli stabilimenti Italtel in Italia sono tre, Milano, Roma, Carini. Tutti e tre, all’incirca, impiegano 250 unità. In quello di Carini, aperto nel 1974 con la Sit-Siemens, i dipendenti sono 230, il 45% per cento dei quali è laureato ed ha un’età media di 43 anni. Si tratta, quindi, di personale altamente specializzato. Lo stabilimento produce impianti di per la nostra principale azienda di telecomunicazioni. Nel corso del trentennio sono state diverse le crisi affrontate e risolte grazie all’alta capacità di
riconversione dell’impianto e di adattamento al mutamento del mercato. Attualmente a Carini sono in funzione due laboratori di ricerca che producono software per le comunicazioni all’avanguardia in Europa. Tagliare Italtel significa programmare la dismissione di Telecom Italia e attribuire il controllo di un settore strategico come le comunicazioni ad una società europea.
Non a caso alla seduta ha partecipato anche il direttore dell’impianto, l’Ing. Pernicione, il quale ha detto che i tagli sono stati decisi per l’assenza dei mancati investimenti del governo nazionale per 800 Mln sulla banda larga e la digitalizzazione dei sistemi di comunicazione.