mercoledì 27 agosto 2014

La Scilabra alle prese con i Giovani

Il Piano Giovani non è fallito, è solo crollato un server. Mah, si vedrà. Tuttavia, non so spiegarmi bene il perché ma in questa vicenda le mie simpatie sono dirette all'Ass. Scilabra. So bene quanto sia difficile per una novellina, nemmeno laureata, giovane anche lei, stare seduta su una poltrona ambita da una pletora di esponenti del Pd che si sentono a buon diritto defraudati del ruolo. Evidentemente sono un inguaribile sentimentale condizionato dalle poche parole che ho ascoltato in Commissione, che mi convincono del fatto che la giovane Nelli (mi prendo la licenza di chiamarla per nome e me ne scuso) abbia agito in buona fede, che la dirigenza è, per essere buoni, scivolata su una buccia di banana forse perché non avvezza alla modernità, che nelle intenzioni del Governo il Piano G. è pensato con l'unico scopo di dirigere quante più risorse possibile ai Giovani siciliani, sottraendole alle solite dinamiche assistenzialiste e clientelari. Credo che questo basti a spiegare perché la diretta streaming della Commissione Lavoro all'Ars sia stata così poco seguita dai Giovani.

sabato 12 luglio 2014

Il tragico gioco delle parti Israelo-Palestinese

Parafrasando il detto di Carl von Clausewitz, "La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi", nel caso del conflitto Israelo-Palestinese si potrebbe dire che "la pace è la continuazione della guerra con altri mezzi". In 60 anni nessuno dei due è mai veramente uscito dalla dimensione del conflitto permanente e se per anni lo scontro è stato sostenuto dal tentativo reciproco di annientare il nemico, oggi sembra più di assistere ad un triste quanto inutile e tragico gioco delle parti. Quella di Israele che in questo caso, sentendosi aggredito, reagisce con veemenza e violenza contro un nemico sempre più sfuggente finendo con uccidere uomini, donne, bambini, alimentando la spirale ideologica di odio della quale il nemico si alimenta.

Dall'altra quella delle formazioni estremiste palestinesi che vogliono surclassare e travolgere tentando di prenderne il posto, quelle che con gli stessi mezzi aggressivi nel corso degli anni, a torto o a ragione, hanno conquistato il potere dello Stato Palestinese finendo con il democratizzarsi.
Sarebbe ora che la Comunità internazionale svelasse e interrompesse definitivamente questo ignobile gioco.

mercoledì 18 giugno 2014

A Settembre a Palazzo Ziino in Mostra l'architettura Arabo-Normanna

A Settembre a Palazzo Ziino in Mostra l'architettura Arabo-Normanna

I delegati Unesco visiteranno i monumenti di Palermo, Monreale e Cefalù per l'inserimento nella Heritage List.



A marzo scorso, è stata giudicata positivamente la proposta della Fondazione Unesco Sicilia, di avanzare la candidatura per l'inserimento dell'architettura Arabo-Normanna di Palermo, Monreale e Cefalù nella World Heritage List e il riconoscimento di patrimonio dell'umanità. Dopo la sonora bocciatura di Palermo a Capitale della Cultura Europea di qualche mese fa, è una buona notizia venire a conoscenza delle iniziative che l'Assessorato alla Cultura di Palermo sta proponendo, per far conoscere e valorizzare agli occhi dei delegati Unesco i monumenti che verranno ad esaminare il prossimo autunno.





Tra gli eventi per il marketing dell'iniziativa è prevista una mostra fotografica per settembre a Palazzo Ziino. Il titolo è eloquente "Palermo Arabo-Normanna. Le Cattedrali di Cefalù e Monreale. Candidate per l'iscrizione nel patrimonio mondiale dell'Unesco". Sarà una mostra con immagini pensate per valorizzare i monumenti Arabo-Normanni, frutto di un progetto a cura dell'architetto Francesco Ferla.
Saranno immagini realizzate con luce radente, con un taglio "gotico" estremamente sofisticato e più sperimentale di quello cui è abitualmente adattato lo sguardo dell'osservatore. Le fotografie saranno montate su grandi pannelli di alluminio di 0,5 mm di spessore e stampati su carta baritata.





Gli scopi della mostra sono quelli di valorizzare e diffondere l'architettura arabo-normanna di Palermo e dimostrare alla comunità' Unesco che la citta' fa cultura sui monumenti.
L'approccio è contemporaneo e lontano dal tipo di rappresentazione classica della nostra architettura. È stato utilizzato dall'autore la scorsa Primavera, in occasione di una mostra al Quirinale dal titolo "La Memoria Ritrovata", commissionata dal Comando Generale dei Carabinieri di Roma.
In quella occasione, Francesco Ferla ha fotografato i tesori culturali trafugati e recuperati dal "Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale".




sabato 8 marzo 2014

Al Cruise Shipping di Miami sarà presente la Sicilia con il suo sistema portuale.

È risaputo che il settore delle grandi navi da crociera in Sicilia, gode di buona salute ma resta ancora molto da fare. Al prossimo Cruise Shipping di Miami, previsto dal 10 al 13 marzo, in un'azione di co-marketing comune e per far conoscere il sistema dei porti siciliani, l'Assessorato al Turismo e i Commissari delle Autorità portuali della nostra Isola lanceranno il nostro “Welcome to the soul of the Mediterranean Sea”. In quella sede saranno presentati i nuovi servizi pensati per migliorare l'esperienza di viaggio dei croceristi in transito nei nostri porti. Tra quelli che saranno proposti dall'Autorità portuale di Palermo, c'è anche la CruisePmoCard. Si tratta di una service card che integra la curiosità dei croceristi di conoscere Palermo, con la difficoltà di scegliere il mezzo di trasporto per spostarsi nelle poche ore disponibili, con quella dello shopping e con il piacere di assaggiare il nostro cibo rinomato.
"Il segmento crocieristico – commenta l’assessore Stancheris - ha assunto un ruolo sempre più significativo, il Mediterraneo si è ormai affermato fra le destinazioni preferite a livello mondiale e,  in questo assetto, i porti siciliani non possono che essere protagonisti. Infatti, nel 2012 i porti di Messina, Palermo e Catania si sono attestati fra i primi 10 italiani per numero di passeggeri.  La Sicilia ha del potenziale inespresso - conclude l'Assessore -  e proprio da questa constatazione nasce la nostra partecipazione al Cruise Shipping in Florida".



domenica 16 febbraio 2014

L'etica al tempo dell'alka seltzer

Sappiamo ormai da tempo che questi sono i tempi dell'imperelativismo etico, che equivale a nessuna etica, e quindi ognuno di noi è libero di fare ciò che vuole entro i limiti del codice penale e, per quel che riguarda la politica, entro il perimetro della Costituzione italiana. Sicchè, Renzi e il Pd sono perfettamente legittimati alla staffetta con Letta laddove riescono a trovare la maggioranza parlamentare e questa verifica passa attraverso le consultazioni al Quirinale. 
Quel che mi rende perplesso di questa vicenda è l'assenza di un'azione programmatica a parità di maggioranza, perché non si capisce quel che Renzi dovrebbe fare di più di quanto non abbia fatto Letta. 
Inoltre, è quasi comico che dopo 60 anni sia rimasta invariata la prassi politica di formazione dei Governi, sia nell'era dell'etica irregimentata nel rigido dogmatismo dell'utopia ideologica, sia in quella dell'etica sciolta come alkaseltzer nel bicchiere d'acqua di un tempo e di un modo di vivere rispetto al quale non abbiamo più nessun punto di riferimento. Se il bruciore di stomaco passasse tutto questo avrebbe un senso, sempre che la pasticca sia un'alkaseltzer e non una compressa di zucchero. 

venerdì 14 febbraio 2014

Il sogno finisce qui. Torna il tira a campare

Ne bastava già uno Pres del consiglio nominato da una maggioranza d'emergenza, il secondo è troppo come frutto di un accordo di palazzo e non di un voto popolare. Inoltre, pensavamo di essere in una democrazia maggioritaria e invece ci troviamo precipitati nella più antica parlamentarizzazione delle crisi e delle maggioranze. Anzi, nemmeno di quelle perché quando a suo tempo si facevano, si salvano quanto meno le forme. Il pres del consiglio che sapeva di non godere più della maggioranza parlamentare andava comunque davanti alle Camere a dimettersi. Letta, invece, si dimette quasi a casa sua. Inoltre, tutti vorremmo capire quale maggioranza, per l'appunto, dovrebbe sostenere il nuovo governo. Sarà la stessa, immaginiamo, e dunque tutto questo gran discutere a cosa serve? Anche il giovane Renzi resta impigliato nella rete di palazzo, il sogno finisce qui, se mai c'è stato, e si ritorna al tira a campare della realpolitik. 

lunedì 13 gennaio 2014

La crisi scombussola i vecchi assetti partoriti venti anni fa dalla trattativa Stato-mafia

C'era tanta gente al Teatro Golden per l'iniziativa organizzata dal Fatto Quotidiano, a sostegno dei magistrati che stanno indagando sulla cosiddetta trattativa Stato mafia. Con i dovuti distinguo, mi è sembrato di tornare indietro di venti anni, alla sera in cui ad un'analoga manifestazione c'era il giudice Paolo Borsellino, un mese prima della sua morte; forse perché, con evidenza, non si è ancora chiuso il drammatico capitolo aperto con la strage di Capaci e ancora prima con l'omicidio Lima. Tentando di svelare le ombre che ancora avvolgono quella stagione di sangue vengono fuori fatti già scritti in atti pubblici ma sui quali si tenta di impedire di indagare, perché da più parti la si vuole invece chiudere, attribuendone la responsabilità ai soli capi di cosa nostra da tempo in carcere. Durante la serata al Teatro Golden, il giudice Roberto Scarpinato ha spiegato i due motivi che negli ultimi mesi hanno indotto la mafia ad avanzare minacce, non solo nei confronti dei giudici in prima linea ma anche di molti di altre Procure, che si occupano di diverse inchieste. Il primo è riconducibile ai disagi odierni della componente criminale dell'organizzazione mafiosa, colpita anch'essa dalla crisi. Negli ultimi anni, infatti, si è determinato un calo del 65% degli appalti pubblici, sui quali la mafia ha sempre trovato il modo di mettere le mani e sono diminuiti anche i proventi derivati dai taglieggiamenti alle imprese, con sempre più esigue risorse. La sensibile diminuzione di capitali da rastrellare, determina una perdita di potere che attacca l'autorità della mafia sul territorio e impoverisce l'organizzazione, che incontra sempre maggiori difficoltà a provvedere al suo sostentamento ed a quello dei suoi uomini. In più, i vecchi boss sono accusati dai loro pari di pensare solo a se stessi. Emblematico al riguardo il caso di Matteo Messina Denaro, che sembrerebbe essere a corto di soldi e sempre più avvertito come un peso dai suoi sodali. Il secondo motivo proviene dal passato, da quei capi che sono invecchiati e in carcere ma ancora in vita e che il processo rischia di delegittimare. Sostanzialmente, il sospetto è che i capi di cosa nostra siano stati parte di un gioco orchestrato a livelli più alti, da persone che avrebbero dovuto rappresentare lo Stato e che invece hanno brigato per la difesa di interessi indicibili e insospettabili. Se così non fosse, bisognerebbe spiegare altrimenti, e in modo convincente, perché sia stato revocato l'ordine di uccidere per vendetta facilmente Falcone a Roma, città nella quale si muoveva senza scorta. Inoltre, bisognerebbe spiegare le dichiarazioni di Spatuzza secondo il quale, a partecipare alla preparazione dell'ordigno brillato in via D'Amelio non c'erano solo picciotti mafiosi ma anche persone che lui non conosceva. Sembrerebbe, quindi, che i capi mafia hanno fatto il lavoro sporco per altri, che in cambio del favore, e in un secondo momento dell'abbandono della strategia stragista, si sono fatti carico di continuare a condividere con essi risorse, prebende e garanzie. La crisi, però, sta contribuendo a cambiare le cose. Analogamente a quanto avviene in ambito politico, anche nella mafia si cerca e si richiede l'avvento di un nuovo uomo forte. Riina con le sue aperte minacce, apparentemente inutili per uno nella sua posizione, tutela la sua storia, interpreta il ventre molle della mafia e avanza l'ennesima richiesta alla Stato, fermare i magistrati che indagano sulla trattativa. Questo vuol dire che quei magistrati sono esposti ad un duplice pericolo, quello che proviene dal basso dei ranghi mafiosi, da parte di qualche nuovo boss che potrebbe volere accreditarsi con un nuovo attentato per colmare il vuoto lasciato dai capimafia in carcere e dall'alto, da chi ha ancora l'esigenza di tenere coperto il coacervo malefico di potere e collusioni tra eversione nera, massoneria, alta finanza e mafia degli ultimi venti anni. La fusione di questi due interessi basta a giustificare la rinnovata aggressione armata alla Magistratura.